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30 ottobre 2003

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25 novembre 2000 congresso Arcibaldo: il documento


"Sassi che il mare ha consumato sono le mie parole d'amore per te, ogni parola che ci diciamo è stata detta mille volte" Gino Paoli, Sassi

Un'analisi della città

Ecco di nuovo i riflettori puntati su Siena, cittadina deliziosa agli occhi dei più, e, per osservatori esterni ed entusiasti, straordinariamente disinvolta nel sostenere la coltre dei secoli che le si è adagiata addosso con lo scorrere del tempo. Ma già ad una analisi più puntuale cominciano a delinearsi i principali problemi e le contraddizioni che può presentare una realtà obbligata a trasformarsi per non soccombere, e allo stesso tempo fortemente legata ad un passato cui troppo spesso si guarda con rimpianto. E' palese nella nostra città non tanto la carenza di stimoli, quanto la loro natura che potremmo definire misterica, accessibile a pochi e a pochi dedicata. I canali convenzionali propongono con leggerezza quantomeno imbarazzante offerte culturali che non rispondono minimamente alle reali richieste della città e che non ne rispecchiano affatto il panorama intellettuale. Nella ricerca kitsch del ben apparire si è fatto troppo spesso il passo più lungo della gamba e la nostra città si è così trasformata in una sorta di bellissima biblioteca piena di libri dalla appariscente rilegatura che nessuno ha voglia né motivo di togliere dallo scaffale, figurarsi di leggere. Tutto ciò porta con sé uno stato generalizzato, ma fortunatamente non generale, di passività sociale e di povertà intellettuale Razzismo, noia, omologazione, pacchiane manifestazioni di anticonformismo spicciolo: questi continuano ad essere alcuni degli aspetti più appariscenti di tale situazione. D'aiuto non è neppure la realtà delle contrade, fondata su un sistema di valori molto ben definito e cristallizzato, che tende all'esclusivismo. Tali limiti e vincoli scaturiscono da una mentalità abbastanza singolare e non possono non condizionare l'universo giovanile della città. Se le premesse non sembrano essere incoraggianti lo diventano ancor meno rivolgendo il pensiero al potenziale creativo e dinamico che ancora tarda ad esplodere e si fa strada nel suo contesto a tentoni. Il fatto stesso che la popolazione giovane di Siena si identifichi per lo più con il mondo studentesco non ha potuto evitare la frammentazione all'interno di esso dovuta principalmente al diverso modo dei ragazzi di rapportarsi al contesto sociale in cui vivono, all'adesione (critica o meno) verso ciò che viene loro offerto dalla realtà circostante. In questa delicata e cruciale fase di formazione dell'individuo non mancano coloro che hanno deciso di modellare i loro punti di riferimento e la loro impostazione culturale su quegli ingranaggi che da sempre regolano la vita cittadina; contemporaneamente e all'opposto ci sono coloro che si pongono su posizioni profondamente differenti e fuggono dal loro microcosmo come se fossero spinti da una forza centrifuga che li porta ad attenersi ai vigenti canoni (stereotipati) di eccentricità risultando, anche se agli antipodi, non meno snob ed esclusivi dei loro diretti antagonisti. Sospesa in un limbo astratto e confuso, si trova la gran massa dei giovani che non sentono il bisogno primario di dover ricercare per forza una identità in imposizioni culturali provenienti dagli stimoli interni alla città, o nelle nuove tendenze annunciate come meteore sconvolgenti che alla fine sfociano nella più triste banalità. Ragazzi "normali" che hanno voglia di modificare tutto ciò che è divenuto troppo limitato e soffocante, ma non hanno come scopo principale quello di sovvertire ed infangare per principio le fondamenta su cui poggia la loro prima formazione né l'ossessione di dover risultare obbligatoriamente eccezionali risultando perciò più orientati verso un genuino cambiamento. Come sostengono alcuni "varietà è bellezza", ma per arrivare a questa condizione occorre una interazione tra le diverse parti di un insieme, di conseguenza l'indifferenza e l'avversione per il diverso, principali responsabili della statica cristallizzazione del mondo giovanile senese, dovrebbero lasciare spazio al confronto e alla discussione. Così per chi affronta i problemi di tutti i giorni cercando di andare oltre la meravigliosa sicurezza data dalla ripetizione ciclica di certi eventi, e per coloro che alla tranquillità preferiscono un concetto di vita più dinamico sembra interdetta in partenza la possibilità di una evoluzione. Come cambiare quando è evidente che per poter partecipare attivamente alle iniziative della città occorre essere saldamente ancorati ad organizzazioni particolari e ad ambienti d'élite che soltanto dopo un lungo percorso daranno l'opportunità ad un individuo di potersi esprimere? Come cambiare quando l'incomunicabilità presente fra i possibili fautori di un rinnovamento al massimo degenera in tensioni, attriti? E' innegabile la presenza a Siena di una spaccatura fra senesi (a loro volta già ampiamente segmentati) e non senesi colpevoli, per la maggior parte, della tendenza ad emarginarsi e a bollare senza cognizione di causa tutti i senesi come razzisti. Le istituzioni continuano ad evitare di affrontare frontalmente questa spinosa questione che può, con troppa facilità, rivelarsi un tema controproducente in termine di plauso popolare per chi lo tratti. L'appello lanciato da Vietato Astenersi per una sensibilizzazione dell'opinione pubblica in questo senso è infatti stato osteggiato in ogni modo. Alcune istituzioni sono intervenute in prima persona per bloccare il concerto che la Confederazione aveva per questo organizzato e che si è poi tenuto lo stesso sotto l'attenta osservazione delle forze dell'ordine. I partiti maggiori non si sono voluti esprimere esplicitamente in nostro favore, per ovvie ragioni di favore popolare. Più o meno tutti hanno tentennato prima di accettare o declinare una eventuale adesione al nostro appello contro l'ignoranza e l'inciviltà di una minima parte della cittadinanza che noi consideriamo assolutamente non rappresentativa dell'intera comunità. Questo perché non si voleva turbare l'ordine pubblico. Per continuare a illudere i senesi di abitare un eden di pace e tranquillità dove tutti possono, anzi devono, continuare a vivere tranquilli. Sebbene non sia più così. Sebbene in più occasioni studenti non senesi siano stati selvaggiamente aggrediti e insultati. Ma va ammesso che tutto l'elettorato senese è sordamente chiuso e razzista. Magari senza esprimersi con la violenza delle mani, ma con la ben più subdola violenza del pregiudizio contro il diverso, sia esso un terrone, un negro o un albanese. E i partiti, per ovvie ragioni sempre in cerca del consenso popolare, si avventureranno sempre poco su un terreno così accidentato. E' auspicabile allora per noi, come Arcibaldo e come Vietato Astenersi, portare all'attenzione della città questi temi incredibilmente sottovalutati. Di certo questo stato di attrito deriva anche dalla situazione culturale assai frammentata nella nostra città: una politica culturale e di aggregazione rivolta a tutti, priva di preconcetti, funzionerebbe senza dubbio da fortissimo collante sociale. Creare dei ponti per chi avverte la necessità di ricevere uno stimolo individuale dal libero scambio di idee, non costituisce solo un vuoto da colmare o un problema cui far fronte ad un futuro indefinito, ma un vero e proprio imperativo. Occorre far sì che proposte ed iniziative si rendano concrete e non restino un fantomatico iperuranio avvolto da una nebulosa incertezza. Non si può certo affermare che a Siena ci sia carenza di associazioni o gruppi che riuniscano i giovani. Oltre alle tradizionali giovanili di partito e ai gruppi sportivi riscontrabili in quasi tutte le realtà italiane, nella nostra città è presente anche quell'immenso patrimonio associativo che sono le Società di contrada. Questa ampia proposta però e tale solo numericamente poiché, in realtà, la differenziazione delle offerte di tali enti è estremamente scarsa. Se per partiti politici e società sportive gli ambiti verso cui orientare le proprie proposte sono per lo più obbligati (anche se le giovanili di partito potrebbero offrire una gamma di proposte più ampie se non fossero così strettamente immobilizzate dalle restrittive strategie del partito stesso) diverso è il discorso per le società di contrada. Queste società hanno in sé un grande patrimonio umano giovanile e possiedono elevate risorse non solo economiche ma anche e specialmente organizzative. Tali elementi potrebbero risultare importantissimi per la promozione della cultura giovanile e per il contatto degli stessi giovani con quella cultura "elevata" che sembra così lontana dalla realtà locale. Possiamo quindi notare la mancanza di una entità che promuova l'arte e la cultura dei e per i giovani e dia loro la possibilità di esprimersi e entrare in contatto con quelle forme d'arte che appaiono così lontane: arroccate nei loro castelli accademici e istituzionali. Vi è inoltre il problema del coinvolgimento della scuola in questo processo; la scuola infatti per sua stessa natura si presenta come un potenziale luogo per l'espressione della cultura giovanile. Negli ultimi anni, anche a livello di amministrazione centrale, molto si è fatto per promuovere uno sviluppo in tal senso soprattutto con apposite regolamentazioni, ultima delle quali la famosa "autonomia scolastica" che fra le sue enormi possibilità dà alla singola scuola la facoltà di organizzarsi come meglio crede nell'ambito delle offerte da affiancare ai normali corsi curricolari. Purtroppo però tutto ciò si riduce a quelle ormai tipiche giornate autogestite dagli studenti (giornate dell'arte, giornate della musica etc…) che seppur importanti rimangono fini a se stesse se non sono affiancate da un progetto che le porti ad essere il culmine di una serie di attività e non un evento sporadico che si abbatte sulla scuola perché così ha deciso il Ministero della Pubblica Istruzione o qualche ente locale. E' quindi importante che vi sia un coinvolgimento anche della scuola in questo processo di espressione dell'arte giovanile. In queste carenze del panorama senese si inserisce l'Arcibaldo con le sue proposte sempre tese a stimolare e a cercare di risvegliare il torpore cittadino. In settori specifici come la musica dal vivo ci viene riconosciuto il merito di aver rianimato la boccheggiante scena senese adesso prolifica di gruppi nonché di luoghi e occasioni di esibizione. In seguito al visibile interesse e coinvolgimento che l'evento musicale ha dimostrato di suscitare anche il Comune di Siena ha preso a promuovere momenti gratuiti di musica, sfruttando le magnifiche cornici architettoniche che Siena offre, riscuotendo un notevole successo in termini di affluenza. L'Università stessa si è dimostrata sensibile alle carenze di cui finora si è discusso organizzando l'appuntamento annuale "Parole e Musica", una rassegna di teatro e concerti. Seppur lodevole, questo impegno dell'Ateneo senese è stato, a nostro avviso, sviluppato sotto l'ottica distorta dello sbarramento. Ad esso possono infatti partecipare soltanto gli studenti, per di più solamente se muniti di apposita tessera. E' sinceramente inaccettabile che una istituzione di tale entità, promotrice illuminata della cultura nell'accezione più ampia del termine, si chiuda a riccio su se stessa, escludendo dalle proprie manifestazioni culturali quell'immensa fetta di società che è la comunità non studentesca. Si ritiene forse a prescindere che un operaio, una cameriera, un impiegato non abbiano tali interessi. La cultura, almeno per come la vediamo noi, non può e non deve essere dominio esclusivo del mondo accademico il quale deve riconoscersi come uno dei molteplici passaggi di un percorso che va a coinvolgere inevitabilmente tutta la società.

Il ruolo dell'Arcibaldo

Ad oggi l'Arcibaldo può dirsi sufficientemente avviato al raggiungimento degli obiettivi che da statuto si prefigge. La partecipazione attiva è numericamente aumentata di qualche unità, raccogliendo ragazzi sia dal mondo della scuola e dell'università che da quello del lavoro. Mentre, come già detto, la musica nella nostra città gode al momento di buona salute, lo stesso non si può affermare di altre espressioni culturali quali la letteratura, il cinema, il teatro e le arti figurative. Come già affermato questi settori continuano a vivere in circuiti completamente avulsi dalla società giovanile. Nascono ad un livello aulico-istituzionale, qui si sviluppano e si esauriscono. Per essi ancora non esiste un circuito di produzione e diffusione indipendente dalle logiche propagandistiche o di mercato. L'Arcibaldo deve farsi promotore dello sviluppo del suddetto circuito: una rete cittadina di autodiffusione e autopromozione delle manifestazioni culturali giovanili. Questo può avvenire solo attraverso lo stimolo alla produzione ed al confronto con esperienze artistiche fuori dai circuiti ufficiali del plauso collettivo. Ottimi esempi dei mezzi per avanzare su questi due fronti sono le due iniziative che proprio in questo periodo l'associazione sta portando aventi, ovvero il concorso letterario e la retrospettiva sul cinema di Antonio Pietrangeli. Il primo perché, a titolo ovviamente gratuito, permetterà a molti giovani di mettere in circolazione, seppure nel solo ambito cittadino, le proprie produzioni scritte; la seconda perché offre la possibilità di confrontarsi con espressioni artistiche altrimenti irraggiungibili attraverso i consueti canali. Questa, a nostro avviso, è, nella sostanza, la direzione da seguire: fare sì che queste non rimangano esperienze isolate, ma anzi ripeterle, consolidarle, migliorarle e magari riuscire a inserirle in situazioni di più ampio respiro e visibilità cittadini. Sicuramente questi sono i momenti dell'attività dell'Arcibaldo che hanno richiesto e richiederanno il più grande dispendio di tempo ed energie. E, in una associazione di volontariato, non si può esigere impegni più di tanto gravosi da parte dei singoli. Ma sono queste occasioni che ci consentono di uscire in maniera più evidente delle altre e che si prestano più facilmente a sperimentazioni altrimenti inapplicabili altrove come ad esempio la musica in piazza, testata quest'anno durante la già citata Giornata dell'arte. E' infatti un dato innegabile che l'evento che riscuote maggiore risonanza e affluenza nel mondo giovanile è il concerto. L'abbinamento mostra-concerto ci ha dimostrato che il secondo fa da traino alla prima. Questo, a nostro avviso, sia perché la musica viene vissuta in una dimensione ludica, propria dell'intrattenimento, sia perché in questo ambito, quasi sempre, le figure di produttore e consumatore coincidono. Nell'ambito musicale siamo in presenza di quel circuito tutto giovanile la cui costituzione auspichiamo per tutti gli altri settori della cultura (letteratura, arti figurative, teatro). Deve servirci da esempio, mantenendone costante l'ottica non commerciale in linea con i nostri principi, nonché da mezzo di richiamo appena lo si ritenga necessario senza però abusarne, per non oscurare le nostre restanti attività. Tutto questo si rende possibile solo puntando su una organizzazione migliore dei ruoli e dei compiti, legandosi così al terzo concetto tanto caro all'Arcibaldo ovvero l'aggregazione cioè il riunire più persone sotto il vessillo di obiettivi, ideali e progetti comuni. L'unione fa la forza: è innegabile che questo antico mottetto di saggezza popolare dica il vero. I tesserati dell'associazione sono circa cento, ma non risulta che, in tutta la sua storia, l'Arcibaldo abbia mai avuto più di dieci - quindici persone che vi si dedicassero con più assiduità. Si può per questo parlare di un equilibrio fisiologico per una associazione come la nostra, sebbene questo non ci vieti di auspicare una crescita anche in questo senso. Ma molto importante è invece trovare un flusso costante di ricambio. Perché anche una sola persona che si allontana rappresenta una perdita consistente. E, nel volontariato, nessuno è obbligato ad impegnarsi in eterno poiché questo è un mondo aperto in cui si può entrare e uscire con facilità. Ecco perché c'è la necessità costante di coinvolgere nuove persone. Senza contare che ogni nuova mente pensante porta in dono all'Arcibaldo tutto il suo universo di idee, di progetti, di contatti che va ad aggiungersi a quello preesistente. Insomma, quello dell'aggregazione è uno dei nostri punti cardine. Finora questo processo era completamente affidato alla Festa dell'Unità dove ogni anno l'Arcibaldo, sotto le mentite spoglie di Vietato Astenersi, gestisce uno spazio. Il nucleo dell'associazione proviene proprio dall'appuntamento annuale con la Festa. Anche per il 2000 tale spazio ci ha assai giovato in termini di aggregazione. Un po' meno in termini di tranquillità interna all'associazione, visto l'impegno era veramente gravoso e i nervi di tutti a fior di pelle. Questo ci ha però portato ad un bivio che potremmo definire ideologico. Il problema è che l'appuntamento estivo è quello più spudoratamente commerciale. Siamo all'interno di una macchina che deve far quadrare i conti. E per quei quindici giorni diveniamo solo la voce di un bilancio. Guadagniamo per la Festa e in cambio otteniamo una vetrina. Eppure va ammesso che funziona, che è divertente, che rafforza lo spirito di collaborazione. Le persone arrivano, ci conoscono; chi vuole si limita a bere una birra, ma chi rimane ha poi l'occasione di scoprire tutte le attività dell'Arcibaldo nel corso di un anno. Resta comunque, quello della Festa dell'Unità, un momento vitale per l'associazione e abbandonarlo non è così facile come può sembrare ad una prima superficiale riflessione; il discorso si fa più complesso quando analizziamo, come è giusto, il problema sotto una luce di coerenza politica ed è su questa ottica che è necessario discutere durante tutto l'inverno impegnandosi continuamente a seguire la linea politica che da questo congresso deve uscire chiara, anche, ma non solo, sulla base di tale documento. Nello statuto stesso dell'Arcibaldo si dichiara che uno degli obiettivi dell'associazione è quello di creare uno spazio autogestito dove tutto quello finora detto divenga possibile. Chiamiamolo locale, circolo, caffè, porto di mare. Quello che conta è che dobbiamo puntare a costruire attraverso tale spazio una nostra concretezza nella città che ci elevi dallo stato di "sigla su un manifesto" a quello di "luogo d'incontro, di confronto e, perché no, di svago". L'Arcibaldo come luogo dove vedere un film, ammirare un quadro, sentire musica, leggere un libro, bere con gli amici per trecentosessantacinque giorni all'anno. Seguendo una logica di sopravvivenza, non di profitto, in linea con lo spirito del volontariato, che ci consenta di lavorare con spirito più sereno rispetto al contesto della Festa dell'Unità. Senza contare che uno spazio nostro farebbe finalmente coesistere il momento dell'attività culturale e dell'aggregazione, consentendoci di invertire il flusso che vuole sia l'associazione ad inseguire le persone per farsi conoscere. E' inutile dilungarsi ad elencare gli innegabili vantaggi che gestire un proprio circolo comporta. Basti pensare a quello che è stato il primo Arcibaldo di Via di Città quando la grande maggioranza degli attuali attivisti era, tranne alcuni, in età prepuberale. Ovviamente l'ideale sarebbe vedersi assegnato dalle autorità competenti uno spazio. Nell'attesa, che si prospetta assai lunga, ci siamo imbarcati nella scommessa di provare a farcela da soli appoggiandosi alla Confederazione Vietato Astenersi con cui condividiamo i fondi e gli ideali politici, alla Mutua Studentesca e alla rete ARCI. Arrivati a questo punto è d'obbligo porsi una domanda. Cosa chiediamo al futuro per l'Associazione Culturale Arcibaldo? Come secondo logica conviene partiamo dal micro per arrivare al macro. Dall'individuo per arrivare alla città, passando per il panorama politico in cui ci troviamo. Maturazione è il termine chiave per quanto riguarda le aspettative individuali di ciascuno degli iscritti all'associazione. Il volontariato richiede tempo ed energie da investire ma ripaga in termini di occasioni di crescita intellettuale, di confronto e di esperienza. Partecipare alle attività di un'associazione culturale permette anche, sul piano pratico, lo sviluppo di capacità organizzative che possono poi risultare utili in molti altri ambiti della vita futura; insegna a muoversi in un ambiente tradizionalmente estraneo a quello della grande maggioranza dei nostri coetanei, fatto di Robur, palio e passeggiata in centro con il vestito giusto; fa da stimolo per i refrattari a mettere in piazza i propri progetti, siano essi quadri, poesie, demotape, manifesti ideologici e chi più ne ha più ne metta; spinge all'impegno nel concretizzarli, rifiutando il marchio della passività che il resto della società ci imprime addosso con troppa leggerezza. Ma l'Arcibaldo è una associazione politica? Magari di sinistra? La risposta a entrambi i quesiti è affermativa. D'altra parte ogni interazione umana nella dimensione del sociale è un'interazione politica. L'etimologia stessa del termine (la radice greca che indica la molteplicità e da cui deriva anche il termine polis, città) ne è un chiaro segnale. E la cultura, intesa come espressione che partendo dal singolo si irradia a tutta una comunità, è anche essa un atto dagli intrinseci risvolti politici. Scegliere di affrontare l'opera di un determinato regista è una scelta che connota politicamente chi la opera. Esporre determinati documenti, trattare certi temi invece di altri, lo stesso intento di fomentare la cultura che parte dal basso ha un significato profondamente legato all'azione politica al pari dell'indossare una maglietta di Dolce&Gabbana, dato che il consumo stesso è un atto di comunicazione politica: dato che comunicare è fare politica. Va adesso messa in luce la differenza, fondamentale ma spesso ignorata, che sussiste fra azione politica e azione partitica. La prima è principalmente una interazione sociale atta alla comunicazione e allo sviluppo nella società civile di determinati valori e idee. La seconda è una azione volta all'affermazione di determinate strutture di potere organizzate portatrici di specifici progetti che spaziano dall'etica all'economia. In sintesi se alle spalle di un'organizzazione partitica deve esistere logicamente una politica, non è invece altrettanto ovvio e conseguente che chi faccia politica appartenga ad un partito. Affermare quindi che l'Associazione Culturale Arcibaldo è una associazione politica di sinistra ma apartitica non è un controsenso, ma una legittima presa di posizione. Oltre che attraverso la cultura, l'Arcibaldo agisce politicamente sulla città attraverso la Confederazione Vietato Astenersi ovvero l'entità che riunisce sotto un unico simbolo, pur mantenendone distinti identità e finalità, tre realtà giovanili: l'Unione degli Universitari (Udu), l'Unione degli Studenti (Uds) e appunto l'Arcibaldo. Vietato Astenersi è la più consistente entità politica giovanile della nostra città e gode per questo di credibilità e possibilità elevate. Almeno in potenza. Questo perché fino a questo momento la Confederazione è uscita in prima persona a livello cittadino in rarissime occasioni (ad esempio la già citata campagna per l'integrazione fra senesi e studenti fuorisede). Per le suddette ragioni un aumento di visibilità, e quindi di peso politico, di Vietato Astenersi corrisponderebbe ad un innegabile crescita sotto questo aspetto anche per l'Arcibaldo. Ciò deve spingerci ad una collaborazione più intensa con la Confederazione per quanto riguarda le future iniziative; tutto questo nel pieno rispetto delle autonomie delle singole associazioni che la compongono. Ma quanto profondamente vogliamo incidere nel tessuto cittadino? Attuando la canonica divisione del mondo giovanile in studenti e lavoratori possiamo così ragionare: il primo settore è quello più facilmente raggiungibile sia per in nostri legami con i sindacati studenteschi e con la Consulta, sia perché molti dei nostri iscritti sono essi stessi studenti. Pubblicizzare le iniziative nelle scuole e nelle università risulta quindi facile e redditizio. Ovviamente questo non corrisponde matematicamente quasi mai né ad una vasta affluenza né ad un consistente interesse da parte della comunità studentesca. Paradossalmente un pubblico facilmente raggiungibile si mostra assai restio alla partecipazione; di questo si è già trattato ampiamente nel corso di questa analisi e tale atteggiamento è probabilmente imputabile alla visione comune della scuola come una sorta di canale "impuro", adombrato dalla sua stessa natura accademica e formale. E ciò che viene proposto attraverso una istituzione adulta e ufficiale come la scuola e l'università fa scattare come una molla la diffidenza del mondo giovanile. Mondo adulto e mondo giovanile sono, che lo si accetti o meno, due entità distinte che si scrutano e si annusano a vicenda e fra cui non esiste reale comunicabilità. Ma paradossalmente fra essi esiste il legame più forte possibile: tutti i giovani un giorno saranno adulti. Ma nell'attesa rifiutano, o perlomeno sviliscono, ogni possibile contatto con questa inevitabile dimensione futura. Per tutto questo appare quindi necessario riuscire ad arrivare ai giovani della nostra città anche fuori dalla scuola. Questo può avvenire consolidandoci come promotori di appuntamenti annuali di rilievo cittadino (esposizioni, concorsi, concerti, pubblicazioni), consolidando così la collaborazione con enti quali il DSU, l'Università, la Provincia, l'Assessorato alla cultura, l'Anpi, l'Asmos, e aprendo contemporaneamente nuovi canali (ad esempio le Circoscrizioni); acquisendo spessore politico e credibilità attraverso campagne d'opinione su temi che riterremo coerenti con la nostra linea; delineandoci come un costante e vigile occhio critico del costume e della vita cittadini; e, come abbiamo già avuto modo di dire, concretizzandoci, attraverso un Circolo: luogo informale di elaborazione, aggregazione e intrattenimento aperto a chiunque voglia offrire la propria collaborazione nello spirito del volontariato.

Il nostro concetto di cultura

"[…] Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza […]". Queste sono le parole che pronuncia l'Ulisse dantesco per convincere i propri uomini a seguirlo verso l'ignoto. Per emanciparci, per uscire dallo stato di torpore è necessaria la conoscenza. Questo noi oggi intendiamo come uso della cultura: uno strumento capace di dare al ragazzo la conoscenza delle strade possibili da percorrere. Non vogliamo sembrare nostalgici tardo marxiani che proponevano l'istruzione, e quindi la cultura, come strumento di emancipazione di intere classi sociali, ma il senso della nostra analisi è molto vicino a questa impostazione: noi tentiamo la costituzione di uno spirito critico attraverso la cultura che riesca a renderci consapevoli di noi stessi e di ciò che ci circonda. Già Adorno chiamava illuminismo il processo che ci rende indipendenti, diversi e padroni delle nostre scelte. Dobbiamo rendere più semplice e meno traumatico il momento della scelta; il giovane senese per fare uso della cultura come strumento di emancipazione, deve averne il massimo dell'offerta. L'offerta di cultura in una città come Siena è al centro delle nostre riflessioni da sempre: l'Arcibaldo ha prodotto cultura giovanile ed ha fatto conoscere ai giovani nuovi modi di apertura mentale ed intellettuale. E' questo che abbiamo sempre cercato di fare in questi anni e su questa strada dobbiamo fondare il nostro futuro. Proporre una nuova cultura non significa rifiutare o mistificare quella precedente, ma accompagnarla sempre consapevoli che se il giovane si vuole avvicinare alla "cultura alta" o accademica, ha bisogno di basi solide e di idee chiare, di capacità e scioltezza nell'inquadrare le proprie idee. La cultura che l'Arcibaldo propone nasce interamente dalla partecipazione e per questo motivo è viva: sono i singoli iscritti che rendono partecipi gli altri delle loro idee e dei loro progetti, nasce e si produce interamente nello stesso luogo fisico per poi riuscire ad arrivare alla città: ai coetanei che la vedranno come lo strumento che dicevamo e agli altri, i quali avranno un mezzo per conoscere le idee e le inclinazioni culturali di sta loro attorno. Per essere viva la nostra cultura ha bisogno di nascere al di fuori dall'ambiente accademico, ingessato, delle élite cittadine ed universitarie sempre pronte a proporre momenti culturali alti, per coloro che già hanno gli strumenti necessari alla loro codifica. La cultura "minore" è invece continuamente in laboratorio, cresce giorno per giorno all'interno di gruppi ed associazioni come la nostra, che dovrebbe sempre di più proporre eventi artistici, con esposizioni, ma anche laboratori di arte. Un esempio eccellente in questo senso è il prossimo Premio letterario Sirene, che non tende a creare agonismo tra emergenti scrittori, ma a dare loro uno stimolo in più ed un confronto con gli altri che non è stato mai incoraggiato, ma risulta fondamentale in una fase di maturazione artistica. Per questo motivo in passato abbiano fatto suonare decine di giovani band cittadine, per capire quale era lo stato della musica di base nella nostra città. Ci siamo chiesti se tra i molti ragazzi che suonano con gli amici c'era il bisogno ed il desiderio di confrontarsi con un pubblico ed allo stesso tempo se tra i molti ragazzi che affollano i pub e le discoteche c'era la voglia di passare il proprio tempo in compagnia di musica dal vivo prodotta dai loro coetanei. Anche in questo abbiamo fatto una scelta giusta, ma la sfida non deve terminare a questo. In campo culturale più ampio la nostra Associazione deve indicare che esistono alternative, oltre che alla cultura alta, anche alla cultura di massa. Dare ai giovani uno spirito critico con cui analizzare eventi massificanti non significa distoglierli da essi, ma renderli più consapevoli. Una cultura proposta da giovani è senza dubbio meno gerarchica e manovrabile di quella concessa dall'alto. Troppo spesso le alte gerarchie della cultura istituzionale lanciano i loro anatemi contro le sub culture giovanili, ma allo stesso tempo lasciano che i ragazzi si sfoghino con quel che hanno, consapevoli che mai andranno a turbare il loro lauro di intellettuale: non c'è niente di anarchico nella cultura di massa, è soltanto una auto generalizzazione subita da intere generazioni, un'ammorbante appiattimento prodotto da altri. Una identificazione generazionale non può passare soltanto da un tipo di cultura prodotta all'ingrosso da multinazionali commerciali; come ad esempio le grandi case discografiche, le quali non potranno mai essere portatrici di messaggi anticonformisti e libertari. La cultura come strumento critico è difficile da proporre in una città come Siena, dove invece la cultura e l'arte sembrano acquisite da tutti, ma anche immobili da secoli. Non è con il bellissimo Buongoverno che il giovane senese si avvicina alla cultura, tutt'altro: ha bisogno di qualcosa che gli liberi la mente e gli permetta di comprendere a fondo l'affresco del Lorenzetti, ma anche l'opera originale dell'artista di turno al Palazzo delle Papesse. L'amministrazione comunale offre grandi eventi e ci presenta grandi nomi nel campo artistico, ma nessuno prepara il nostro intelletto a tradurre ciò che vediamo, è lo spirito critico che ci manca, quello che nessuno ci ha mai insegnato. Forse è proprio questo che fa paura: riuscire a costruire idee personali, originali ed uniche su qualcosa ci toglie dalla massa e ci rende imprevedibili. L'Arcibaldo non vuole fare la rivoluzione, ma desidera che tutti abbiano gli stessi strumenti a disposizione, che ognuno riesca ad avere idee proprie e che queste idee vengano condivise. Con questo spirito abbiamo intrapreso l'esperienza di "Bellaciao", volendo far conoscere episodi inediti della nostra storia togliendo ad essi l'alone di retorica; per lo stesso motivo ci avviciniamo alla mostra sugli anni '70, proprio per riflettere su una rivoluzione culturale italiana nata e portata avanti da nostri coetanei. Infine, dobbiamo dedicare più tempo alle analisi cinematografiche (come abbiamo appena fatto con il cinema di Pietrangeli) in quanto si è rivelato un ottimo modo per avvicinarci alle idee di altri attraverso noi stessi, il fascino del cinema è proprio questo: ci illude di vedere con i nostri occhi un mondo immaginato e creato da un altro. Tutto questo stimola la nostra fantasia ed il nostro spirito critico, perché riesce a toccare in noi più sensi, rendendoci però più forti in quanto arricchiti ogni volta di nuove conoscenze e punti di vista. Offrire cultura ed eventi artistici per fruitori passivi non deve mai essere la cifra su cui muoverci, ogni volta dobbiamo domandarci cosa, di quel che proponiamo, verrà recepito dagli altri e se essi hanno gli strumenti per comprenderlo; soltanto questo differenzierà la cultura viva nata dall'aggregazione da quella alta proposta per un pubblico già formato e disinteressato all'uso della cultura come collante sociale.