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ultimo aggiornamento
30 ottobre 2003

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L'età della transizione tra Cultura e Aggregazione


Tutte le indagini condotte negli ultimi anni hanno messo alla luce un fenomeno ormai inequivocabile: tra la fine dall'adolescenza e l'ingresso nella vita adulta si è generalizzata una nuova fase del ciclo di vita, variamente chiamata post-adolescenza o gioventù che tende ad estendersi come durata e a diffondersi presso quote crescenti di popolazione. I giovani non sono più degli adolescenti, se l'adolescenza finisce con l'acquisizione della piena capacità sessuale di procreare, ma non sono ancora adulti, se la vita adulta significa piena assunzione di responsabilità sociali. I giovani possono allora essere definiti solo in negativo, come "non più" e "non ancora"? La cultura adulta, e talvolta anche la "alta cultura", mostra un atteggiamento ambivalente nei confronti dei giovani: da un lato celebra la gioventù come una sorta di età dell'oro, di pienezza di energie e di gioiosa irresponsabilità (cercando speso di imitare gli stili di vita), dall'altro lato però ne lamenta l'indolenza e l'immaturità. Quello che fondamentalmente caratterizza la gioventù moderna rispetto alle società tradizionali del passato è che oggi essere giovani vuol dire, per i più, vivere in una dimensione di incertezza. Non è semplice compiere un'analisi di quello che è l'attuale universo giovanile senese senza rischiare di semplificare eccessivamente una realtà in effetti complessa e diversificata; tuttavia compiendo uno sforzo di sintesi di quelli che appaiono palesemente come gli aspetti principali di tale mondo, è ancora possibile identificare alcuni comportamenti "tipici" dello stesso, sufficienti a permetterci di ragionare sull'argomento in termini si generali, ma non per questo generici. Ciò che in primo luogo ci appare, in maniera chiara e incontrovertibile, da un'attenta analisi del mondo giovanile senese, è che il giovane senese si trova a vivere, suo malgrado, in una campana di vetro, certamente molto bella e pulita, ma sostanzialmente vuota, che lo porta ad avere sporadici rapporti con l'esterno e con tutto ciò che è "altro" rispetto alla famiglia, alla scuola, alla contrada o parrocchia di appartenenza. Senza spazi a disposizione, spesso isolati nelle quattro mura domestiche, ovunque incantati dalle sirene di un mercato che promette loro sogni e possibilità senza limiti. Per i giovani la città appare sempre di più come una meravigliosa gabbia soffocante e ammaliante allo stesso tempo. La città è dunque un labirinto di specchi dove si riflette continuamente l'impotenza giovanile. Impotenza generata dall'enorme frattura che si è generata tra le condizioni materiali, sempre più positive, e le risorse morali sempre più fievoli, che i giovani hanno a loro disposizione. Siena infatti, malgrado le proprie velleità universalistiche, sostenute da una Università e un patrimonio storico-culturale di rilevanza mondiale, resta una città inserrata tra le sue mura, che rifugge in gran parte da qualunque tentativo di cosmopolitizzazione e di integrazione con forme di cultura e di pensiero diverse. La rilevante importanza storica della città nonché l'unicità assoluta della sua festa principale, il Palio, ha certamente contribuito massicciamente nello sviluppo di questo contrasto. Fondamentale influenza l'hanno avuta: lo stesso concetto di "Cultura" che nel tempo è andato formandosi nel senso comune cittadino e la totale delega in bianco che è stata data al "mercato" per tutto ciò che riguarda l'intrattenimento giovanile. Con "Cultura" oggi a Siena non si intende nient'altro che il corpus concluso e già museificato di opere artistiche (musica, pittura, architettura), circondate da un alone di prestigio e apprezzato dalle élite intellettuali ed economiche. La "cultura" viene quindi vissuta quasi esclusivamente nel senso di "fruizione" o di "salvaguardia" dell'esistente, al massimo, nei pochi casi in cui si verifica, come incentivazione delle produzioni culturali "alte" e di "qualità" in linea con i bisogni di mercato della città. La stessa Amministrazione Pubblica, quando si è adoperata per produrre "cultura" attraverso l'organizzazione di eventi culturali, non ha rifuggito da questa visione, e nella stragrande maggioranza dei casi si è limitata ad organizzare eventi "colti", all'altezza della fama della città, evitando accuratamente di intraprendere strade nuove ed alternative. Ma una proposta "culturale" indirizzata solamente a quelle persone che già possiedono gli strumenti critici per interpretarla, finisce per non essere di alcun aiuto alla formazione intellettuale, culturale e sociale di un sedicenne, nel quale tali strumenti sono abbastanza rari da incontrare. Il giovane ha davanti a se una grande varietà di offerte, ma per scegliere deve sapere due cose: chi è e che cosa vuole. Sul "chi è" si trova di fronte al venir meno generalizzato di valori e punti di riferimento ideologici. L'unica identità che si può costruire è un'identità di consumo, che per sua natura è molto instabile. Se non c'è un progetto a cui guardare diminuisce anche la possibilità di costruire una coscienza di sé e dei propri bisogni. Sul fronte invece del "che fare" le opzioni sono illimitate. I giovani sperimentano sogni e immagini enormi di possibilità di consumo, teoricamente hanno tutto il mondo a disposizione. L'economia di mercato li ha in qualche modo fagocitati ha comprato il loro tempo destinandolo al consumo. Gli anni di studio si prolungano sempre di più, si arriva tardi a fare qualcosa e i piccoli lavori temporanei, propri dei giovani non lasciano alcun segno significativo, non fanno esperienza. C'è un'enorme dilatazione dei tempi di attesa che creano una generazione di giovani sempre bambina, molto immatura, stretta tra un limbo dei consumi infinito e un rinvio continuo delle scelte vere. Questa situazione, perciò, ha avuto come risultato, oltre certamente a quello di dare ulteriore lustro alla città, quello di aggravare ulteriormente la naturale predispone di "chiusura" agli stimoli culturali esterni del giovane senese, che così non è in alcun modo stimolato a "crescere" intellettualmente, ad uscire da quel guscio culturale in cui, quasi per una predestinazione divina, è venuto a trovarsi nascendo in questa città e dal quale non sembra poter uscire se non al prezzo di sforzi esclusivamente personali. Il risultato determinato da questa "istituzionale" mancanza di stimoli esterni alla crescita culturale che colpisce i giovani senesi, è un stato generalizzato di passivizzazione sociale, di povertà intellettuale e la successiva tensione generazionale che finisce per colpire fasce non marginali del mondo giovanile, anzi sufficientemente ampie da rendere la "questione giovanile" a Siena un problema di reale rilevanza sociale. Povertà culturale, carenze nelle relazioni con l'altro sesso, droga, rifiuto del diverso, omologazione, (contrasto con l'autorità e ciò che questa considera importante) queste sono alcuni degli aspetti più appariscenti di questa situazione. Questa dittatura del mercato e questo venir meno di identità e progetti producono anche delle situazioni urbane perverse. A Siena non esistono spazi fisici che non siano sottoposti alla spietata logica commerciale. Se non paghi non trovi luoghi dove stare seduto in compagnia: ogni spazio è requisito e quei pochi brandelli rimasti liberi vengono subito visti ed usati come parcheggi, o altro. Non ci sono luoghi dove si fanno le esperienze tipiche: il gioco, la confidenza tra coetanei, il progetto. Tali luoghi fungono da punti di riferimento non solo affettivo, ma anche culturale per un giovane. Si tratta del posto in cui si socializza, si entra in contatto con gli altri, si cresce e si costruisce un'identità. La contrada essendo fondata su un sistema di valori molto ben definito (elemento, quest'ultimo senz'altro positivo per altri versi), è governata spesso da una mentalità che tende all'esclusivismo, se non al settarismo, con il rischio di trasformarsi in entità chiusa culturalmente. E con la mancanza di questi luoghi diventano sempre più forti le sensazioni di isolamento, di disorientamento, di disagio e di tensione che ogni giovane affronta in modo diverso. Le reazioni dei giovani alla situazione appena descritta possono essere riportate a quattro modelli di comportamento:

i superficiali sono i ragazzi che non sentono la situazione appena descritta che passano tranquillamente il loro tempo tra i pub, le discoteche e la contrada, non frequentano molto spesso musei e iniziative culturali, i disinteressanti sono coloro che pur avendo dubbi e capendo che potrebbe essere fatto qualcosa di più accettano la situazione così com'è e continuano a fare la loro vita gli impegnati sono coloro, invece, che non riescono più a restringere il loro tempo libero tra il pub e la passeggiata in corso e trovano una via di fuga lavorando in enti ed associazioni, gli antagonisti sono coloro che sentono la chiusura della città e rispondono, senza trovare altre soluzioni, in modo violento o appunto antagonista.

I primi due gruppi sono sicuramente la maggioranza della popolazione giovanile senese, ma gli impegnati e gli antagonisti sono in graduale aumento, dal nostro punto di vista. Servono quindi posti che disinneschino questa logica perversa, luoghi dove non devi pagare per starci, dove puoi incontrare e parlare con i tuoi coetanei, sperimentare con loro qualcosa liberamente, discutere ed elaborare idee e progetti, ragionare anche in modo utopico sulla società che sta fuori. Questo ruolo non può essere ricoperto ne da la parrocchia, che salvo in casi di robusta fede religiosa, è abbandonata dopo la Cresima; e come abbiamo già detto, ne dalla contrada che non offre la medesima vivacità di stimoli e possibilità di attività in tutti i periodi dell'anno, oltre al fatto che le contrade prevedono molte iniziative per i bambini ma le occasioni ludiche e culturali per i più grandi sono veramente scarse. Quindi oltre al ai bar e ai pub, che però non offre ciò di cui il giovane avrebbe bisogno, rimane tutto il sistema delle associazioni. La carenza di occasioni di scambio con altre mentalità e culture è la causa principale della tendenza alla formazione di gruppetti di amici molto ristretti, diffidenti e ostili nei confronti dell'esterno. In molti casi, inoltre, verso i sedici anni si formano le coppie fisse, generalmente chiuse e isolate, in se stesse soddisfatte (i traumi, poi, arrivano a vent'anni quando le suddette coppie si sciolgono!). Lo stato di passività generato dalla mancanza di stimoli alla fruizione e creazione culturale è pericoloso anche per altri versi. Per esempio, il consumo di droga sembra essere in aumento, fenomeno preoccupante più per il tipo che per l'effettiva quantità: si sta diffondendo infatti l'uso di "pasticche" (droghe di sintesi), specie tra i frequentatori di discoteche (purtroppo, in assenza di grosse alternative!). L'amministrazione comunale non ha l'usanza di organizzare, o di sostenere le private iniziative in questo senso, campagne di informazione sulle droghe o sulla sessualità, oppure di prevenzione igienico-sanitaria in genere. I giovani, però, dovrebbero avere il diritto di sapere che il fatto di vivere a Siena non li rende immuni , per esempio, dall'AIDS! Non c'è un posto dove poter acquistare dei preservativi a basso costo, senza contare il fatto che molte farmacie non li tengono neppure esposti. Insomma, chi è nato e cresce in questa città è portato a pensare di essere veramente nel paese del "bengodi": non si parla di AIDS, non si vedono i malati, i drogati, gli extracomunitari, i portatori di handicap, i diversi di ogni genere (che invece ci sono, eccome!). Per fare un esempio, basti pensare a quegli adolescenti che siano, per un verso o per l'altro, disabili (fanno parte anch'essi, fino a prova contraria, dell'entità "giovani") e alle difficoltà che incontrano: oltre all'ormai cronico problema delle barriere architettoniche (barriere? Forse sarebbe più appropriato chiamarle muraglie) e della carenza di strutture adeguate a superarle, non esiste una politica culturale seria volta alla creazione di servizi e stimoli formativi all'uopo, in particolare di spazi fisici adibiti ad attività di tipo ricreativo, ludico o intellettuale specifiche, studiate ai fini, nei limiti del possibile, di una emancipazione e di un inserimento di tali soggetti. Passando, dunque, a considerare il fattore degli impulsi e degli stimoli intellettuali e culturali che un giovane senese si trova a ricevere, occorre segnalare, in primo luogo, la pressoché nulla capacità di attrattiva in questo senso della Biblioteca Comunale degli Intronati (la quale, detto per inciso, funziona molto male anche nei confronti delle esigenze dei più grandi). Per quanto riguarda l'arte e lo spettacolo, il panorama non è molto incoraggiante: mancano gli spazi indirizzati alla produzione o fruizione di musica e teatro di base o all'allestimento di mostre d'arte; la stagione teatrale dei Rinnovati, così com'è congegnata, non suscita l'interesse dei più giovani. Infatti, il Teatro Classico è troppo serioso e istituzionale, su un orizzonte culturale che è sostanzialmente quello scolastico, rifiutato a priori, mentre il Teatro di Ricerca risulta troppo complesso per un profano ed è avvertito come qualcosa di quasi incomprensibile da un giovane di 16-17 anni circa. Peraltro la pressoché nulla mobilità negli abbonamenti e la difficile reperibilità dei biglietti scoraggiano anche i più appassionati. Questa carenza di stimoli intellettuali che esulino dal guscio culturale in cui già si trovano, quasi per una predestinazione divina, rischia di produrre in molti casi uno stato di passivizzazione assai pericoloso. Quello che manca, e' una cultura non di massa, ma di base, in progress, non ancora conclusa, che funga da stimolo alla partecipazione ai processi creativi, alla produzione attraverso la fruizione. manca l'impulso alla formazione di laboratori culturali autoctoni. Solo con questo genere di messaggi culturali e' possibile risvegliare lo spirito critico, e quindi creativo, dei ragazzi. La cultura di base o cultura vissuta, cioè l'attività artistica e creativa del semplice cittadino che, senza velleità di essere portatore di una proposta di elevata qualità, trova nella sua attività artistica una esplicitazione del proprio io ed un modo di completare la propria esistenza. Inoltre questa voglia di produrre cultura "minima", senza eccessive velleità artistiche, ma con indubbie qualità formative sia per chi di tale produzione artistica e' fruitore oltre che per chi la produce, sta trovando sempre più attenzione da parte di fasce sempre più ampie di popolazione, in particolar modo da parte di quelle giovanili, che cercano in essa momenti di formazione alternativi e non omologati e una scappatoia da quel malessere che la nostra società' eccessivamente materialista e competitiva spesso produce in loro. Risulta assolutamente inaccettabile continuare a sacrificare l'arte "minore" alle esigenze dell'arte "colta" indirizzando gli investimenti delle istituzioni solamente verso la promozione e la fruizione pubblica di quest'ultima; oggi, al contrario, appare fondamentale, al fine di preservare il tessuto socio-culturale del territorio senese, intervenire a sostegno di questa cultura "minore", e ciò deve essere fatto costruendo nuovo rapporto di collaborazione e sostegno con l'associazionismo culturale di base, che si realizzi sia attraverso l'elaborazione di progetti finalizzati che attraverso l'individuazione di luoghi e di strutture per la produzione e la fruizione di prodotti artistici non professionali. Risulta sempre più auspicabile che l'amministrazione provinciale e comunale smettano di produrre personalmente momenti culturali e lasciano tale opera anche alle associazioni culturali e giovanili del territorio, limitando il suo intervento al sostegno finanziario e strutturale delle stesse; tra l'altro ciò' non solo comporterebbe certamente una maggiore qualità' dell'offerta culturale in provincia, ma in rapporto all'offerta certamente determinerebbe un forte risparmio e un notevole calo degli sprechi per le amministrazioni provinciale.

"Vivere ai margini dell'era della confusione, rompere semiotiche gabbie d'identificazione"