ultimo aggiornamento
30 ottobre 2003
|
 |
|
Repressione e civiltà
di
Giuseppe Gori Savellini
La crisi della sinistra; così si sforzano di chiamarla su tutte le testate giornalistiche (giornali e telegiornali) ma a noi che di sinistra, in fondo in fondo, lo siamo, ci pare che più che di crisi si possa parlare di fine. Fine di una certa sinistra. Fine di un certo tipo di politica di sinistra che per molti non è mai stato di sinistra. Ma è anche la fine delle politiche di ultra sinistra, sempre più simili nelle forme a quella destra italiana rappresentata dal Cavaliere Berlusconi. Insomma, per farla breve: tra il culto del capo che c’è nel Polo e quello che c’è a Rifondazione la differenza è minima. In ambe due i casi un solo uomo rappresenta ed inventa la linea politica. Solo che il primo caso è più grave in termini di voti e responsabilità che detiene. Nell’ulivo invece succede il contrario. C’è tutto meno che un capo, il lungimirante Berlusconi l’aveva detto in campagna elettorale: ma chi è il leader dell’Ulivo? Non certo Rutelli. Anche Ciampi, il nonno smemorato della politica italiana (ohi, vilipendio e lesa maestà), dice che a quanto pare a sinistra c’è un po’ troppa litigiosità. MA VA?! Con questi dirigenti non vinceremo mai, non usciremo più dalla politica dell’ombelico, ha detto Nanni Moretti, con lui si sono schierati tutti: i professori dell’élite fiorentina, i giovani dei movimenti, anche Fassino. Il guaio è che nessuno più si sente rappresentato da Fassino, dai DS, non è un problema di dirigenti, ma di politica. Non basta cambiare e mettere la Melandri sul trono di Togliatti o chissà chi, no. Il problema è che a destra non interessa il rapporto con la realtà sociale, ed i suoi elettori non vogliono essere rappresentati, ma favoriti. A sinistra, dove l’elettorato chiede di essere rappresentato dai parlamentari di opposizione, gli eletti non sanno cosa sia la rappresentanza e tanto meno l’opposizione.
Non è una crisi, è un dramma irreversibile, ci vuole non una trasfusione, ma un trapianto. E giù manifestazioni dei COBAS, manifestazioni degli intellettuali, manifestazioni sulla giustizia, manifestazioni degli studenti, manifestazioni dei No-Global, manifestazioni dei migranti, manifestazioni della base: manifestazioni di tutti coloro che vogliono far sentire la loro voce ma che non trovano nessuno in grado di fungere da porta voce, neppure coloro che dovrebbero farlo, che sono stati eletti per questo. Moretti si permette una uscita fuori dal coro, un intervento sincero anche se fuori luogo e tutti a dargli contro (tutti…alcuni, pochi ma potenti). Io me li vedo Rutelli e D’Alema quando gli dicono: ora fa un intervento Moretti. E loro due a darsi gomitate: accidenti, è venuta bene questa manifestazione, Moretti che parla, che difende l’Ulivo. Forza Nanni, è il mio regista preferito- deve aver detto Massimino a Rutelli. Pensa se vince l’Oscar…(ha detto Rutelli più pragmatico, per una volta). Invece no. Si lamenta. Ma come si permette questo guitto, ha detto il Presidente scendendo dal palco. Eh già…gli intellettuali sono comodi quando fanno vetrina, quando presentano un candidato in campagna elettorale e quando firmano per primi un appello contro il governo, così come sono utili gli elettori quando a comando riempiono una piazza o una scheda. Però guai a chi fa di testa propria.
Cari signori, interrogatevi sulla scuola, sulla sanità, sulle pensioni e sui sindacati, non perdiamo tempo in chiacchiere inutili e controproducenti. Forse non ve ne sarete accorti ma qui si rischia una guerra civile, qui si parla di limitare la democrazia e di concentrare i poteri in una sola persona: legislativo (la maggioranza è schiacciante e molte riforme saranno fatto con delega al governo) esecutivo (va bene, chi vince governa) giudiziario (avete presente la riforma dell’ingegner Castelli? E le bugie sulle toghe rosse, i processi che non si fanno...), e poi quel Quarto potere, i media (meglio sorvolare). Allora come la mettiamo? Ci resta poco a noi, solo la piazza. Ma proprio ieri il ministro Scajola ha ammesso che a Genova aveva ordinato di sparare sulla folla che tentava di oltrepassare la linea rossa. In difesa delle fioriere, I suppose.
Non vorrei parlare di Genova, tutti ce ne ricordiamo troppo bene, ancora viva è la memoria dei giorni in cui questo governo ha mostrato la sua vera faccia, i giorni dove la forza pubblica si è rivelata per quello che per anni ha fatto finta di non essere. I giorni del regime. Il governo ha perso legittimità da quando il vice presidente del consiglio si è presentato in questura nei momenti in cui centinaia di ventenni venivano torturati inneggiando al fascismo.
Il titolo di questo articolo è ripreso da una battuta del film “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” di Elio Petri, le pronuncia un funzionario di polizia, squadra politica, un assassino ed un pazzo, incapace di rapporti umani sociali ed affettivi, ma validissimo difensore dell’onorabilità del sistema e del potere costituito. Con ogni mezzo.
Direbbe Moretti: Continuiamo così, facciamoci del male...
|
|