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"La villa delle anime libere" - di Anna Rossetto
Dafne
aprì il maestoso cancello in ferro battuto. I cardini
gemettero come neonati disturbati nel sonno. In fondo
al viale, costeggiato in tutta la sua lunghezza da
impettiti pini marittimi, si ergeva villa Giacomini, splendida
e antica costruzione candida, costellata da balconi verde
scuro; sui davanzali, nonna Noemi amava distribuire generosamente
fiori di stagione... cascate di geranei, spettinati ciclamini,
timide e minute primule. Cara nonna! Se n'era andata qualche
anno prima, rapita, senza possibilità di riscatto,
da un male incurabile. Più Dafne si avvicinava
alla casa, più si rendeva conto dello stato di
degrado in cui versava la costruzione. La facciata, che
da lontano pareva bianca, era in realtà
quasi grigia: alcuni calcinacci pendevano inesorabilmente
dai punti più alti del fabbricato e anche gli scuri
avrebbero avuto bisogno di una rinfrescata. A destra dell'imponente
villa, la dependance, occupata dal Mario e sua moglie,
Luisa, validi
e onesti collaboratori del nonno nella cura del giardino
e della casa stessa.
Dafne si fermò, quasi schiacciata dalla responsabilità
di cui era stata investita suo malgrado. Doveva vendere.
Unica nipote, aveva ereditato villa Giacomini per volontà
di nonno Luigi. Gli occhi della ragazza si chiusero, quasi
a voler allontanare quell'immagine... ma l'impulso era
già partito, il pensiero era già in viaggio
verso una casa di riposo, una stanza anonima, un anziano
un po' ricurvo. Impossibile credere che quella persona
fosse nonno Luigi. Un cervello incredibilmente attivo,
un intelletto arguto, una vitalità ragazzina...
finche
non era arrivato il mostro. Subdolo, silenzioso e implacabile,
da prima si era manifestato con un leggero tremore alle
mani; poi gli aveva incurvato leggermente le spalle in
avanti, privandolo della sua andatura fiera e impetuosa.
E, alla fine, il boccone più succulento: nonno
Luigi non riconosceva
più nessuno. Il mostro si era cibato dei suoi ricordi,
aveva avidamente bevuto alla fonte dei suoi pensieri,
lasciandogli crudelmente solo dei brevi momenti di lucidità,
ove egli si rendeva tristemente conto della propria condizione.
Fu proprio in uno di questi sempre più brevi periodi
che nonno Luigi incaricò il suo avvocato di dare
via libera al testamento redatto in precedenza. Villa
Giacomini veniva trasferita in proprietà a Dafne
Solani.
Si riscosse e, dirigendosi verso la dependance, sorrise
amaramente.
Quante volte nonna Noemi si arrabbiava allorché
suo marito, nel bel mezzo di un film giallo, spiattellava
allegramente il nome del colpevole... nella sua mente
la matassa di indizi era già stata dipanata. Attualmente,
nonno Luigi non era in
grado di dire nemmeno la sua età.
Mario, il custode, la accolse con calore e le consegnò
le chiavi della villa. Troppo grande per essere restaurata
da Dafne, troppo costosa per essere acquistata da un residente
del piccolo paese; l'unica dolorosa soluzione era di vendere
tutto ad una società francese che quasi sicuramente
avrebbe creato un centro commerciale.
Entrò e subito venne sopraffatta da un senso si
soggezione che sempre le incutevano le immense stanze
come quelle di casa Giacomini. Aprì tutti gli scuri
e la luce entrò prepotentemente.
Si rivide cucciola correre dietro al nonno, spaventato
dalla sua bocca
sporca di cioccolata.
Vicino al caminetto freddo e pulito da troppo tempo, la
sedia a dondolo di nonna Noemi. La rivide sferruzzare
un'interminabile maglione e la sentì rimproverare
scherzosamente il nonno: "Luigi, sei peggio di Dafne...
smettila di giocare, la bambina deve fare i compiti)!".
La tristezza si materializzò, le punse gli occhi
e lei la raccolse in un candido fazzoletto. Si avvicinò
alla cornice che avvolgeva una foto di loro tre in giardino.
Vicino, una piccola busta bianca.
L'aperse. Un biglietto, una scritta: "Lo sapevo".
La rimise a posto. Si voltò. Il vaso sopra al grande
tavolo di radica; lo aveva sempre visto pieno di fiori,
come piaceva a nonna Noemi. Scese in giardino, raccolse
delle gerbere, degli
iris, un po' di lavanda. Rientrò e, nel riempire
il vaso d'acqua, vide all'interno di esso un altro biglietto:
la stessa scritta. Chissà chi e quando aveva lasciato
quei biglietti.
E perché. Dafne continuò a girare per le
stanze.
Trovandosi in camera da letto, aprì l'armadio.
Era ancora lì.
Il vestito da sposa che nonna Noemi le aveva regalato.
"A me ha portato fortuna. .." le aveva detto.
Appeso alla cerniera della custodia l'ennesimo bigliettino,
ancora quel messaggio: "lo sapevo". Turbata
e incuriosita, Dafne chiuse l'armadio.
Si diresse sopra pensiero verso il ripostiglio, ma la
porta per entrarvi era chiusa a chiave. Doveva assolutamente
arieggiare tutte le stanze in previsione della visita
degli acquirenti.
Scese quindi da Mario a chiedere aiuto. "Dafne, devo
chiederle un favore" le disse subito l'uomo. "Mi
dica, Mario" "Mia moglie Luisa e purtroppo vittima
di una malattia, non grave ma c'è necessità
di cure lunghe e costose. Suo nonno
non ci ha mai negato un prestito e mi chiedevo se anche
lei.."
La ragazza non lo lasciò finire, rispose d'istinto:"Purtroppo
sono costretta a vendere villa Giacomini, ma con il ricavato
cercherò di aiutarvi in tutti i modi, anche a trovare
una altra sistemazione."
Mario sorrise e le porse la chiave. Dafne ringraziò
e solo quando usci dalla dependance si rese conto che,
preceduta dalla richiesta del custode, lei non gli aveva
chiesto la chiave che lui, comunque, le aveva dato. Strano.
Come strana
era la sequenza dei biglietti.
Si avviò verso il ripostiglio. Infilò la
chiave nella toppa, entrò. La luce che proveniva
dalla stanza alle sue spalle illuminò una superficie,
uno specchio. Dafne si riflettei la sua faccia, i suoi
occhi, il mento, le orecchie... un momento
...un cappellino, i capelli sciolti sulle spalle, un vestito
a fiorellini molto accollato. Lei indossava una camicetta
bianca e portava i capelli raccolti... era un quadro,
talmente ben fatto da sembrare la sua immagine riflessa.
In basso, a destra
una scritta: "Noemi 1937". Sotto al dipinto,
una consolle.
Una busta bianca che lei aperse con mani tremanti. "Se
stai leggendo, la mia piccola caccia al tesoro e riuscita.
Adorata Dafne, tu ami le cose belle come i fiori, hai
amato me e tua nonna tanto da guardare con nostalgia la
nostra immagine. Vuoi sposarti, farti una famiglia. E
soprattutto, sei generosa con
chi ha veramente bisogno del tuo aiuto. Sei come era tua
nonna
che io no amato con tutto me stesso. Nella busta troverai
il denaro necessario a riportare la villa agli antichi
splendori.
Non no dubbi che la curerai e la amerai come ha sempre
fatto la mia Noemi. Fatti aiutare da Mario, mio complice,
sincero e onesto in tutto. Addio, mia piccola principessa.
Nonno Luigi". Dafne usci di corsa, la busta in mano.
Salutò Mario con un cenno, facendogli capire che
sarebbe tornata più tardi.
L'infermiera usci dalla stanza, Dafne entrò. Lui
era là, seduto alla finestra. Lei si sedette, prese
le sue mani e le accarezzò.
"Ciao nonno, sono Dafne". "La figlia di
Flora?" "Si, nonno". "Brava ragazza,
quella Flora. Generosa e grande lavoratrice.
Come si chiamava suo padre?""Sei tu suo padre,
nonno." Lo sguardo dell'uomo tornò a posarsi
sul giardino sottostante. "Domani devo ricordarmi
di tagliare l'erba. Se uno di questi giorni dovesse piovere,
sarà più difficile farlo...""Si,
nonno." Dafne guardò quelle pupille nere avvolte
da un'iride azzurro cielo. Superato quel cielo" un
immenso buco nero dove le immagini sprofondano senza dare
origine
a nessun pensiero, ad alcun ricordo.
Rimasero così, il passato e il futuro, la salute
e la malattia, la gioventù e la vecchiaia, due
opposti riuniti da un solo gesto: le mani di nonno Luigi
in quelle di Dafne, quasi a consegnarle il segreto di
una, vita serena e appagante.
Egli era stato eroso dal morbo di Parkinson, la nonna
consumata da un cancro. Ma le loro anime, un giorno, sarebbero
tornate un'ultima volta a villa Giacomini. Finalmente
di nuovo insieme, l'una avrebbe sparso profumo di lavanda
e mughetto, l'altra avrebbe giocosamente fatto tintinnare
le cristalline costellazioni dei maestosi lampadari.
Dafne si alzò. Nonno Luigi non si mosse. Lo baciò
sulla fronte.
Lui alzò lo sguardo insolitamente vivo e le disse:"Addio,
piccola principessa".
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