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"Giostrine e maniscalchi" - di Giuseppe D'Errico
Riprendo
fiato,
disteso sui cocci
dei miei alibi.
Rovine contemporanee
di stanchezze in
corso.
Privo di immagini
le mura del falso.
La tristezza, figlia unica
di bellezza; piccole
briciole da saziare
ingordi reggimenti dalle
tinte unite.
Questo bel sole a cottimo,
nel mio tempo regalato;
giri nella furia
sali assurde cime, forte
con i piedi, gridi
il tuo presente. Un
temporale di addii
bagna lanterne d'attesa.
Da' all'orecchio una
salvezza e alle mani
un passato. Uno monta la luna
due monti blu.
Tre la figlia del Re.
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